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GESU' MIO! Chi sei tu? Chi sono io? - 2 parte

CUORE ARDENTE

Uscivo da un Istituto Religioso. Una giovane donna a vedermi esclamò: È Gesù che vuole quest'incontro! -

La persona di cui parlo è un'anima veramente pia. Aspetto sereno, sguardo dolce, parlare calmo. A vederla si sarebbe detto: È una giovane gaudente; è la salute in persona; suscita invidia! - Tutt'altro!

La conoscevo intimamente e le diedi agio di parlare.

- Da tempo, Reverendo, ho desiderato quest'incontro. Gesù mi vuol bene e mi vuole per compagna della sua Croce. Come vede, sono vestita a nero; da pochi mesi è morto mio padre. - Si comprende quale ferita abbia il mio cuore. In questo periodo ho dovuto subire un'operazione chirurgica, che durò a lungo, ed ancora ne porto le conseguenze; sono stato parecchio nell'ospedale.

- Ha fatto fruttare le sofferenze?

- Tutte, tutte per Gesù, per salvare molte anime e così consolare il suo Divin Cuore! Sento in cuore un fuoco che mi divora. Non saprei più cosa fare per piacere a Gesù. Vorrei che le mie ossa fossero macinate e ridotte in polvere, per farne pane e saziare Gesù! Quante anime si perdono! Ma io mi sono offerta al mio Sposo Celeste per la salvezza dei peccatori. Sono in cerca di altre anime, che si uniscano a me nella santa crociata. -

Avevo poco da suggerire ad un'anima tanto amante di Gesù; tuttavia le diedi qualche suggerimento, per rendere più fruttuoso il suo apostolato.

Dicevo a me stesso: Che anime belle Gesù sa coltivarsi in mezzo al fango del mondo!

Gesù

Ho bisogno di tali anime e le suscito in ogni ambiente ed in qualunque stato. Se io sono la rovina di molti, di coloro cioè che non vogliono credere in me e praticare i miei insegnamenti, sono anche la risurrezione di molti e bramo ardentemente che molti risorgano a nuova vita, lasciando la vita di peccato.

L'amico Lazzaro da quattro giorni era morto; il suo corpo già andava in putrefazione; ma ad una mia parola Lazzaro risuscitò.

Il prodigio dell'amico di Betania si rinnova ogni giorno in molte anime, morte alla mia grazia. Le conversioni, i miracoli della mia misericordia, potrebbero moltiplicarsi se io avessi molte anime vittime, disposte ad immolarsi per coloro che battono la via del male.

La mia grazia per agire nel cuore in peccato, ha bisogno di opere buone, offerte da chi è nella mia amicizia. Più si prega, più si soffre, più si ama, e più peccatori risorgono e si salvano.

La sete che avevo sulla Croce, sete che mi divorava, più che sete di acqua era di anime. Chi dice di amarmi, dovrebbe ardere di questa sete: dare la vita a chi è morto per il peccato!

Ogni peccatore dovrebbe fare compassione e spingere ad andargli in aiuto. Come per il corpo, quando c'è un ammalato grave, si moltiplicano le cure e si ricorre a tutte le risorse della scienza per strapparlo alla morte, così dovrebbe farsi anche per l'anima.

I peccatori più bisognosi di aiuti spirituali - sono quelli che stanno per morire; dall'ultima ora dipende la loro sorte eterna.

Se non c'è una mano pietosa che li strappi a Satana, si danneranno. Ed io intensifico la mia grazia su questi infelici vorrei dire ad ognuno di loro ciò che dissi al buon ladrone: Oggi sarai con me in Paradiso! -

Se tutti i fedeli mi dessero ogni giorno qualche bene spirituale da applicare ai moribondi della giornata, quanti peccatori si salverebbero!

Tenere presenti i moribondi della giornata, specialmente se peccatori ostinati!... Ogni giorno c'è chi muore, o in casa, o in viaggio, o sul lavoro, o per malattia naturale o per infortunio!... Si può affermare che istante per istante c'è chi entra nell'eternità.

O voi che mi amate, io sono il grande assetato di anime, il buon pastore che cerca la pecorella smarrita. Domando la vostra cooperazione e questo è un onore che vi rendo. Rispondete al mio appello! Non lasciate passare giorno senza aver fatta qualche opera buona per i moribondi della giornata. Nel bene che fate, mettete pure altre intenzioni, ma non escludete mai quella degli agonizzanti bisognosi!

Una Comunione, una Messa, un Rosario, un piccolo sacrificio... tutto giova alla grande impresa.

Ogni fedele scelga un'opera buona particolare, quotidiana, e la chiami « 1'aiuto dei moribondi »; la compia tutti i giorni, con amore perseverante. Nell'altra vita ne vedrà i frutti meravigliosi.

Tanta gioia mi danno e temperano così la mia amarezza per la perdita delle anime, quegli Ordini Claustrali che fanno l'Adorazione Perpetua per gli agonizzanti del giorno; quei Sacerdoti zelanti che, a turno, celebrano la Messa per i moribondi, per tutti i giorni dell'anno; quei fedeli delicati, che s'industriano a gruppi, perché sia celebrata per i moribondi qualche Messa settimanale o mensile!

Beato chi ascolta la mia parola e la mette in pratica!

Signore Gesù, godo a sapere che nel mondo ci sono anime innamorate di te! Tale conoscenza è anche un rimprovero alla mia tiepidezza ed indolenza. Poiché le anime sono i tesori che tu cerchi, voglio mettermi a tuo fianco con generosità.

Innanzi tutto è mia intenzione offrirmi vittima. Tu sei la Vittima dei peccatori; cerchi chi ti segua; metti anche me nel numero delle anime generose.

Quando mi presenterai la croce, sotto qualunque forma, chiunque sia che l'abbia preparata, l'abbraccerò con amore, dice ido: Gesù, tu con la Croce hai salvato me; io con la croce che tu mi presenti intendo salvare i peccatori, specialmente se ostinati e se di già sul letto di morte! -

Sarà questa una delle giaculatorie a me più care: Gesù, per la tua agonia sulla Croce, pietà degli agonizzanti di questo giorno! -

UN QUADRO

Mi avevano parlato di un quadro artistico, esposto in un Istituto Religioso di Roma; non mi mancò l'occasione di andarlo a vedere.

La pittura, fatta su tela di discreti dimensioni, mi tenne lì fermo, inchiodato, a contemplare.

L'artista scrisse alla base del quadro: « Il Gesù di ognuno ».

Sono raffigurati tanti personaggi; l'aspetto di uno è differente dall'aspetto dell'altro, riflettendo lo stato dell'anima; chi è sereno, chi turbato, chi perplesso, chi disperato.

Dietro ad ogni personaggio c'è la figura di Gesù. Anche Gesù ha differenti espressioni nel volto: guarda uno con gioia, un altro soprapensiero; un terzo con commiserazione, un quarto quasi piangente...

Mentre contemplavo, pensavo all'idea geniale del pittore, che seppe colpire nel segno: ognuno ha l'identico Gesù, ma non tutti lo trattano bene ugualmente, come - Egli merita e desidera.

Gesù

Le anime sono da me amate tutte con infinito amore; se io fossi più conosciuto, sarei più riamato. Non tutti mi stimano e mi trattano come merita il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.

C'è chi mi considera estraneo alla sua vita.

Altri mi offendono e continuano serenamente i loro affari, pensando: Prima di morire, aggiusterò i conti con Gesù!

Taluni fanno il male e quasi si arrabbiano contro di me, perché faccio sentir loro il pungolo del rimorso.

C'è chi si dispera, pensando che le sue colpe hanno oltrepassato i limiti della mia misericordia.

Non pochi mi pensano così lontano, sino a perdermi di vista.

Anime, che si dicono pie, al momento della prova, quando poggio la croce sulle loro spalle, pensano che io sia crudele e che non sappia trattare i miei amici. Ci sono però le anime che camminano sulla via della mia volontà, disposte a qualunque sacrificio, pur di farmi piacere. Io sono il fine del loro operare; mi tengono in cima ai loro pensieri; nel cuore mi tengono come in un trono di amore.

Stanno vigilanti per non commettere venialità; se per caso mancano, riparano, si umiliano e riallacciano subito i loro vincoli amorosi. Di tali anime ne tengo in gran numero e sono esse che formano le mie delizie. Le benedico di continuo, distribuisco con sapienza le loro ore di gioia e di dolore, le sostengo nella prova. Le aspetto a braccia aperte nella gloria del Paradiso, per ricompensarle di tutto l'amore che mi dimostrano.

Per costoro io sono il Gesù soave, dolce, sorridente.

Quando mi fermai a contemplare la città di Gerusalemme che si stendeva sotto il mio sguardo, pensando all'ingratitudine dimostrata verso di me, Messia, ed alla distruzione che l'attendeva, fui preso da tanta tristezza che piansi.

Quante anime mi tocca guardare con profonda tristezza, perchè non corrispondono alle mie cure e non sanno darmi che dispiaceri!

E su quante altre piango, prevedendo la loro eterna perdizione!

O Gesù, io desidero che tu resti contento di me! Preferirei morire, anziché saperti triste o piangente per colpa mia.

Voglio vivere per te ed in te. Sinora ti ho tenuto in un cantuccio della mia mente e del mio cuore; da ora in poi voglio pensarti spesso, con gioia, con amore; il mio cuore deve battere per te solo, cercando di piacerti istante per istante. Cosa mi giova per l'eternità il piacere alle creature, il lasciarle contente di me, se non lascio pienamente contento te, che sei il mio tutto e l'eterna ricompensa?

Vorrei essere anch'io riprodotta in quel quadro artistico e saperti lieto di me e sorridente!

UN'ARTISTA

Nell'apostolato sacerdotale la corrispondenza epistolare non è cosa trascurabile. Allo scrivente giungono molte lettere, delle quali non poche sono edificanti e spronano al bene. Ne riporto una.

« Non sono un'italiana, ma conosco bene la lingua dell'Italia. Appartengo a famiglia cristiana. Sin dai primi anni ho sentito molto trasporto per Gesù. e per la Madonna.

« Sono nel fiore degli anni e voglio offrire a Dio tutte le mie energie giovanili. Posso affermare che Gesù è stato largo dei suoi doni verso di me. Al presente sono un'artista cinematografica; la televisione si occupa di me; periodici cattolici spesso mi mettono in evidenza. Il Sommo Pontefice più volte mi ha ricevuta, mi ha benedetta ed ha avuto verso la mia povera persona delle parole di encomio. Tante nazioni ascoltano alla radio la mia voce.

« Ma io considero nulla tutto ciò; amo Gesù e voglio farlo amare. La vita di artista per me è un apostolato; la Massoneria tenta ostacolarmi.

« Ogni giorno ricevo Gesù Eucaristico; è Gesù la mia forza ed il mio amore. Attraverso la lettura spirituale e la meditazione alimento i buoni pensieri.

« Prima di mettermi al microfono bacio il Crocifisso che porto al collo, affinché Gesù m'ispiri mentre parlo alla radio e benedica le mie parole.

« Desidero dei suggerimenti, affinché il mio apostolato sia fecondo e così fare amare da tutti Gesù e la Vergine Santissima! ».

Gesù

Quante ne vorrei artiste simili a questa! Arde d'amore e desidera infiammare gli altri!

L'amore è operoso; è un fuoco che ingigantisce ed ha bisogno di espandersi. Chi mi ama, deve sentire il bisogno dell'apostolato; non può contentarsi di amarmi, ma cerca altri amanti.

La mia vita pubblica fu un apostolato ininterrotto, con la predicazione e con l'esempio. Ovunque disseminavo il bene, tanto che gli Ebrei dissero di me: Ha fatto bene tutte le cose! -

Io sono il Divino amante e desidero che i miei amici mi suscitino altri amanti. Non posso contentarmi delle anime egoiste, che pensano solo a se stesse, curandosi poco o niente del bene spirituale altrui.

Chi mi ama, parla di me a chi non mi conosce ed a chi mi ha dimenticato; sa trovare la parola opportuna per toccare il cuore del peccatore indurito, per scuotere l'apatia religiosa degl'indifferenti, per trovarmi anime riparatrici. Se non riesce subito nell'apostolato, non si scoraggia ma si appiglia al gran mezzo della preghiera ed all'offerta dei sacrifici, offrendosi vittima per le anime bisognose.

L'apostolato dei miei amanti si svolge, con prudenza, in ogni luogo, in ogni tempo, con ogni ceto di persone.

Fa l'apostolato chi scrive buoni libri, chi li diffonde, chi li consiglia, chi racconta quanto avrà letto.

È apostolato l'interessarsi dell'assistenza religiosa degli agonizzanti, l'impartire l'istruzione catechistica ai piccoli, l'interessamento della sistemazione di un matrimonio.

È grande apostolato l'aiutare i giovani poveri che sono chiamati al Sacerdozio e il lavorare per le Missioni. Più che tutto si compie l'apostolato con l'esempio, in casa, in Chiesa, nel posto di lavoro, lungo la via; è apostolato il vestire modesto, il rispondere col sorriso benevolo a chi tratta male.

Le anime si possono conquistare, alle volte, con un nonnulla, come si possono allontanare da me per un'inezia.

O Dio, come sono lontana dalla perfezione! L'anima mia dovrebbe, o Gesù, amarti molto e farti amare. Dovrei sentire di più il bisogno dell'apostolato, per portare anime a te; eppure faccio così poco.

Gli affari temporali, le cure del corpo, assorbono i miei pensierí e mi fanno dimenticare gl'interessi spirituali miei e del prossimo.

Con un po' di buona volontà, pur attendendo ai miei doveri quotidiani, mi sarebbe facile essere utile ai cuori bisognosi. Davanti agli esempi luminosi di apostolato di certe persone, provo una santa invidia.

Infiamma, o Gesù, il mio cuore del tuo amore, affinché io possa infiammare il cuore dei miei fratelli!

L'UOMO DEL SACCO

Ero sul Corso Vittorio, a Roma. Vidi un vecchietto sdraiato presso un muro e mi avvicinai.

Era un mendicante; aveva le gambe gonfie, piagate, e dalle piaghe veniva fuori il pus. Mi fece pena. Gli chiesi: - Non ci sono ricoveri a Roma?

- Sì, ci sono, ma non bastano. Ero ricoverato a Monte Mario, ma fui messo fuori perché vennero altri più bisognosi. -

Diedi uno sguardo all'intorno ed a vedere lo sfarzo della città ed il lusso dei viandanti, esclamai: Pare impossibile! Tanta miseria anche qui! -

La capitale del mondo cattolico ha le sue migliaia di senza-tetto e di mendícantí; c'è chi dorme nei cunicoli del Circo Massimo, sotto gli archi del Colosseo e sui ruderi delle mura imperiali.

Mosso da carità cristiana, un buon padre di famiglia, certo Mario Tírabassi, abruzzese, ha ideata un'opera di misericordia meravigliosa: raccogliere quanto i generosi gli dànno e poi di notte, con un sacco sulle spalle, andare in giro per la città a distribuire tutto ai bisognosi.

I romani lo chiamano « l'uomo del sacco ». Ha attirato gli occhi dei cittadini e dei poliziotti e si è guadagnata la simpatia popolare.

Tutte le notti immancabilmente, anche al presente, continua l'opera sua. Spesso trova dietro la sua porta i doni delle persone caritatevoli ed egli con scrupolosa delicatezza li distribuisce. Porta ai bisognosi il denaro, i viveri e gl'indumenti che la Provvidenza manda e sa dire la parola cristiana, che esorta alla fiducia in Dio ed al retto vivere. Nei suoi viaggi notturni, sempre col sacco sulle spalle, gli sono capitate delle avventure, non sempre liete.

Tempo fa, sulla via Appia Antica fu fermato da un uomo barbuto, che gl'impose di consegnargli il sacco. Tirabassi aprì il sacco e disse: Prenda quello che le serve, ma lasci qualche cosa anche agli altri, perché ci sono delle bocche affamate che a quest'ora mi attendono. -

Meravigliato l'aggressore non prese nulla e camminò a fianco dell'abruzzese tutta la notte; vide i miserabili, tra cui non mancavano i malati; osservò l'uomo del sacco mentre abbracciava i beneficati, ascoltò le sue buone parole... e non credeva ai propri occhi.

Quando all'alba l'aggressore stava per separarsi, commosso sino alle lagrime, si tolse la barba finta e consegnò a Tirabassi un pugnale, che avrebbe usato contro di lui, se avesse fatto resistenza. Da quel momento il malvivente cambiò condotta.

Hanno seguito l'esempio dell'abruzzese altri quattro: un principe romano, uno studente, un ammiraglio in pensione ed un commerciante napoletano. Anche costoro con il sacco sulle spalle hanno dato prova di vera carità.

Il Papa, informato di tutto, ha donato al Tirabassi una macchina, affinché possa fare con sveltezza e con meno fatica il suo viaggio notturno. Al benefattore dei poveri è stato conferito il « Premio della Bontà ».

Da diciotto anni in qua, cioè dal 1942, chi spinge il pio abruzzese all'eroismo della carità? E' Gesù. È la parola di Gesù che lo ispira, lo guida e lo sorregge: « Quello che avrete fatto all'ultimo dei miei fratelli, l'avrete fatto a me! »

Gesù

Non si può amare me, se non si ama il prossimo. La carità è il distintivo dei miei seguaci.

Il Giudizio Universale sarà poggiato tutto sulla carità. Se ci pensassero i ricchi, i benestanti e coloro che sogliono sprecare il denaro! Quanti potrebbero guadagnare il Paradiso, facendo buon uso del mammona d'iniquità, del denaro, ed invece preferiscono andare all'Inferno co me il ricco epulone!

I poveri nel mondo sono la ricchezza spirituale, perché chi li benefica acquista tesori celesti. Bisogna guardarli con fede ed aiutarli con amore.

C'è denaro per abiti eleganti non necessari, per arredamenti lussuosi, per cibi ricercati, per divertimenti mondani, per gite di piacere, per gingilli e capricci... ma per i bisognosi, per i miei fratelli, non c'è denaro.

Nella mia vita pubblica ho dato l'esempio della carità sfamando le turbe ed ho proclamato beati i poveri.

Poiché la carità non è di solo pane, ho dato l'esempio di tutte le opere di misericordia, istruendo gl'ignoranti, consolando gli afflitti, dando la salute agli infermi.

Anima fedele, che desideri farmi piacere e mi domandi chi sia io, sappi che io sono Dio dell'amore e della bontà; e, se vuoi essere a me molto vicina, procura di amare e di beneficare il tuo prossimo per amor mio:

La carità del cuore è più preziosa di quella della mano: Non tutti pur volendo, possono dare ai poveri; ma la carità del cuore possono praticarla tutti, e con frequenza, poiché le occasioni giornaliere non mancano.

Carità del cuore significa non contristare gli altri per colpa propria, godere del bene dei fratelli, non giudicare quando non se ne hanno i motivi sufficienti, sopportare i difetti altrui, fare bene a chi fa del male.

Vorrei fermare l'attenzione tua, o anima, sopra un punto della carità, che praticato con esattezza, diviene fonte di gioia per me e per te.

Tutti avete dei difetti personali, più o meno accentuati: la diversità di carattere, i diversi gradi di virtù, la forza delle passioni... Tutto ciò produce la disarmonia tra i cuori. Io permetto certe miserie, lasciando sempre libera la vostra volontà, affinché i volonterosi acquistino dei meriti.

Tu, ad esempio, sei stata trattata male, con parole aspre ed umilianti. Ricordati che quello è il momento prezioso della carità:

1) Compatisci chi ha mancato verso te, come tu desideri essere compatita quando manchi.

2) Perdona subito.

3) Prega, prega brevemente, anche col semplice pensiero, ma prega con ardore, dicendo: Ti ringrazio, Gesù, che mi presenti una buona occasione per esercitare la carità! Benedici chi mi ha trattata male, perché mi fa acquistare tesori celesti! -

Chi non potrebbe praticare così la carità? Eppure, quanto pochi sono coloro che la esercitano con questa perfezione!

Tu, Gesù, sei amore ed io sono egoismo. Poco ho amato il mio prossimo, pur sapendo che è la tua immagine.

Voglio intensificare la mia carità verso i bisognosi, evitando spese inutili; privandomi di qualche cosa, potrò sollevare qualche indigente.

Più che tutto è mio proposito praticare la carità del cuore. Per il passato, dopo un'offesa ho moltiplicato le mie colpe, ribellandomi, non frenando la lingua, augurando qualche volta il male e facendo propositi di piccole vendette. Mi atterrò al tuo desiderio: perdonare, pregare, dimenticare.

PERDONO

Il 21 Aprile 1937, epoca in cui si combatteva nella Spagna tra comunisti e nazionalisti, l'Osservatore Romano pubblicò quanto segue:

« Dopo molta resistenza, i nazionalisti avevano occupato un villaggio. In una casa, quasi intieramente distrutta, fu trovato un soldato della milizia rossa, ferito gravemente al petto da una scheggia di granata.

« Davanti ad un uomo prossimo a morire, quantunque sia stato pessimo il suo passato, cessa ogni animosità e subentra l'umanità e la carità cristiana.

« Constatata la gravità del caso, al ferito fu chiesto cosa avesse di bisogno e cosa desiderasse.

« - Desidero un Sacerdote; voglio morire con il conforto dei Sacramenti. - « Un Sacerdote andò al suo capezzale.

« Il soldato, prima di confessarsi, alla presenza di parecchie persone, disse con accento penoso: Io ho odiato Gesù e la sua Religione. Con queste mani io ho ucciso trentadue Sacerdoti. Non potrei precisare il numero degli altri cittadini uccisi. Tutti hanno affrontato la morte con coraggio e sono caduti gridando: Viva Cristo Re! -

« Il Sacerdote ascoltò in silenzio, ma con una commozione crescente; poi disse: Non affliggerti più! A nome di tutti ti perdono io. Sei proprio tu che hai ucciso mio padre e due miei fratelli; con tutto ciò, io ti assisto, ti amministro i Sacramenti e ti prometto che pregherò sempre per te. -

« Il comunista era già convertito; potè confessarsi e comunicarsi. Prima di morire disse: Accetto la morte come un sacrificio espiatorio per i miei delitti. Viva Cristo Re! - »

Furono queste le ultime parole dell'assassino pentito.

È da ammirare una conversione così strepitosa e l'eroismo del Sacerdote, che seppe trattare con tanta carità l'uccisore di suo padre e dei suoi fratelli.

Gesù

Perdonare è ciò che facevo nella mia vita pubblica e che insegnavo ai miei discepoli ed alle turbe. Perdonare fu uno degli atti miei più solenni, mentre pendevo dalla Croce; ed il perdono che uscì allora dal mio Cuore Divino, era perdono di cuore, completo, sino a scusare il deicidio dei Giudei e ad implorare ad essi perdono dal Padre mio.

Come può dirsi anima cristiana, quella che non sa perdonare?

Il perdonare ai nemici ed a quelli che fanno del male, è condizione essenziale per ottenere da me la remissione dei peccati. A chi non perdona, non sarà perdonato.

Quanti pretesti mette avanti il vostro orgoglio per negare al colpevole il perdono, o per differirlo, o per darlo parziale e condizionato! Il perdono è tale, se è dato di cuore.

La parabola dei diecimila talenti, perdonati dal buon padrone al servo infedele, vi dice come dovete comportarvi con il prossimo. Come potete chiedere a Dio che vi perdoni il molto, se non siete disposti a perdonare il poco al vostro simile?

Come quel padrone fece chiudere in prigione il servo cattivo, che aveva trattato male il suo conservo per una piccola somma, così vi tratterà il Padre mio se non perdonerete di cuore.

Il mio Cuore Divino, aperto sempre al perdono, resta afflitto davanti all'agire di quell'anima che dice: Io perdono a quella persona; però non voglio guardarla, né aver da fare con essa. Io perdono... ma ognuno per la sua strada; se posso evitare l'incontro, meglio ancora; se non posso evitarlo, fingo di non vedere. Pregare per quel tale?... Preghi lui per sé, se ne ha voglia!

È questa la carità da me predicata? Il mio insegnamento è tutt'altra cosa: Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano, pregate per coloro che vi perseguitano e vi calunniano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei Cieli, il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugl'ingiusti. Perché, se amate chi vi ama, quale premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i peccatori? E se salutate soltanto i vostri fratelli, cosa fate di speciale? Non fanno altrettanto i pagani? Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro Celeste!

Quante volte, Gesù mio, ti ho supplicato di perdonare a me i peccati, di cancellarli del tutto e di dimenticarli per sempre!

Però devo dire, con mio rossore, che non ho agito con la stessa misura nei rapporti del prossimo.

Non mi mancheranno le occasioni di perdonare e vorrò dimostrarti in esse il mio amore. Quando il mio amor proprio offeso troverà difficoltà a perdonare generosamente, dirò subito: Come desidero che mi perdoni Gesù, così devo perdonare anch'io. -

La prima preghiera che avrò da fare dopo aver ricevuta un'offesa, sarà offerta, o Gesù mio, a bene di chi mi avrà offeso.

Non oserò dire la seconda parte del Padre Nostro... « Rimetti a noi i nostri debiti... », se il mio cuore non sarà in pace con il prossimo.

Inoltre, propongo di trovare l'occasione di fare qualche bene a chiunque mi abbia fatto del male.

E PER I MIEI POVERI?

I poveri raccolti nel Ricovero erano molti; vivevano di Provvidenza. Qualche volta la beneficienza si lasciava desiderare ed allora le Suore andavano in giro per la questua.

Presentarsi a questa ed a quella porta, chiedere per altri, ricevere rifiuti e talvolta parole d'insulto, è vita di umiliazione, che abbracciano solo coloro che ne hanno la vocazione.

Una Suora entrò in una rivendita, sperando ricevere qualche offerta per i suoi poveri.

Il padrone, indispettito forse per gli affari scarsi o irritato dalla presenza di quella Suora, le diede uno schiaffo, dicendo: L'avete avuto; ora potete andare! - La Religiosa, umiliata e dolente, senza perdere la pazienza, disse: Questo schiaffo è per me! ... E per i miei poveri cosa mi date? -

Quell'uomo brutale mutò aspetto; non poteva immaginare tanta virtù in una Suora; le chiese scusa e dopo le diede una generosa offerta, soggiungendo: Questo è per i vostri poveri! -

Gesù

Uno schiaffo ricevuto con pazienza, per amore mio, rende l'anima somigliante a me.

Anch'io fui schiaffeggiato, nel Sinedrio e nel Pretorio; una tempesta di schiaffi, accompagnati da sputi, si riversò sul mio volto durante la Passione. Lasciavo fare, restavo calmo, non parlavo, soltanto al primo schiaffo chiesi al soldato: Perché mi percuoti? Se ho detto male, dimmi cosa ho detto? - Il mio parlare non era agitato, solamente volevo che il mondo conoscesse che nella mia risposta al Sommo Sacerdote non c'era nulla di riprensibile o di poco riverente all'autorità costituita.

Come agnello mansueto, senza aprir bocca, andai alla morte. Tutta la mia vita fu un continuo esempio di pazienza, di mansuetudine e di mitezza soave. Vi lasciai questo insegnamento: Imparate da me che sono mite di cuore!

Anima devota che ascolti le lezioni del tuo Divin Maestro, puoi sinceramente dire di essere mite? Cerca di renderti simile a me, più che ti sia possibile. Non subirai mai le ingiustizie inflitte a me dai Giudei, per gelosia e per odio; si tratterà soltanto di accettare un rimprovero, una piccola ingiustizia, uno sgarbo... piccole cose in paragone a quelle da me sopportate. Sii generosa all'occasione!

Non scattare per un nonnulla. Frena la lingua. Domina subito i tuoi nervi. La irascibilità è madre di tante colpe; deriva dalla superbia e dispiace a Dio ed agli uomini.

Con quale compiacenza guardo un'anima, che sa conservare la calma nelle contrarietà! Vedo in essa qualche cosa di me, perché imita la condotta da me tenuta durante la Passione.

Beati i mansueti, perché essi possederanno la terra!

L'infedeltà, o Signore, ove cado sovente, è l'impazienza. Riconosco di essere debole. Oh, come sono dissimile da te! Come invidio coloro che sanno conservare la calma interna in ogni circostanza! Vorrei appigliarmi a qualunque mezzo, pur di conservare la pazienza.

La mia volontà è questa: nelle contrarietà non agitarmi; non parlare forte, o meglio, tacere; pensare alla mansuetudine che dimostravi mentre i Giudei ti schernivano e ti schiaffeggiavano.

È mio dovere pregare per ottenere questa virtù e te la chiederò tutti i giorni: Rendi il mio cuore mite come il tuo!

PERCHÈ A TE?

Il Poverello di Assisi, San Francesco, amava molto Frate Masseo, uomo di grande santità.

Un giorno ritornavano assieme dalla selva, dopo aver pregato.

A Frate Masseo venne in mente di assicurarsi se Francesco fosse davvero umile; gli rivolse una domanda, con tono di rimprovero:

- Perché a te?... Perché a te?... - Francesco rispose: Cosa vuoi dire? - Dico, ..perché a te tutto il mondo vieno dietro ed ogni persona desidera vederti ed udire la tua parola? Tu non sei bello di corpo, non hai grande scienza, non sei un nobile. Come mai dunque tutti ti vengono dietro? - Contento Francesco di essere stimato per nulla, sollevò gli occhi al cielo e così rimase a lungo, pregando. Dopo s'inginocchiò e rese grazie a Dio; di poi disse a frate Masseo:

- Vuoi sapere perché tutto il mondo viene dietro di me? Gli occhi dell'Altissimo Dia in ogni luogo contemplano i buoni ed i cattivi. Quegli occhi santissimi non hanno veduto tra i peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; per fare l'opera meravigliosa ch'Egli intende fare, non ha trovato sulla terra creatura più vile di me; e perciò ha eletto me per confondere la nobiltà, la grandezza, la fortezza, la bellezza, la scienza del mondo, affinché si conosca che ogni virtù ed ogni bene viene da Dio e non dalla creatura e nessuno si possa gloriare al suo cospetto; ma chi si gloria, si glorii nel Signore, al quale si deve ogni onore e gloria! -

Frate Masseo a così umile risposta, data con molto fervore, riconobbe che il Poverello di Assisi era fondato sulla vera umiltà e ne accrebbe la stima.

Gesù

L'umiltà ha fatto grande. Francesco d'Assisi, sino a fargli occupare in Cielo il posto, che perdette Lucifero per la sua superbia.

L'umiltà mi attira alle anime, perché io sono l'umile per eccellenza.

Da Dio mi son fatto uomo; da Padrone assoluto sono divenuto servo; da Creatore mi sono sottomesso alle creature.

Sono il Dominatore dell'Inferno; eppure dagli uomini sono stato chiamato « indemoniato ».

Sono il Figlio Eterno di Dio Padre, uguale a lui; eppure sono stato chiamato « bestemmiatore ».

Sono stato condannato a morte per avere testimoniato la verità, affermando essere io Figlio di Dio; la mia morte fu il colmo delle umiliazioni.

La mia umiltà ha riparata la superbia del mondo. Il cuore umano è arso dalla febbre della superbia, desideroso di eccellere, di mettersi in evidenza, di procacciarsi lodi. Le sofferenze più numerose e più gravi ve le procurate a cagione della vostra superbia non dominata, perché l'orgoglio ferito è come un leone sanguinante che rugge.

Il segreto della pace del cuore è l'umiltà.

Imparate dunque da me, che sono umile di cuore, e troverete il riposo per le anime vostre!

Anima cristiana, se vuoi essere davvero tale, imita la mia umiltà. Comportati da umile, sempre, ovunque, con tutti.

Sii umile davanti a me, battendoti il petto come il pubblicano in fondo al Tempio e dicendo: Sono indegna di alzare gli occhi al Cielo, per i peccati che ho commessi! -

Sii umile davanti al mondo, evitando le vanità e disprezzando la vana lode umana.

Sii specialmente umile davanti a te stessa, pensando che andrai a marcire sotto terra e che sei un ammasso di miserie morali e di cattive tendenze.

Non gloriarti di nulla, neppure di qualche atto di virtù che compi, poiché non potresti fare nulla di bene senza l'assistenza della mia grazia.

Accetta le umiliazioni che potrebbero capitarti, - pensando a me che sono stato umiliato oltre misura e pensando che meriteresti maggiori umiliazioni per riparare i tuoi peccati di superbia.

Il mio Cuore è un abisso d'umiltà e m'innamoro dei cuori umili, mentre respingo da me quelli superbi.

Tu, o Gesù, sei l'Altissimo e ti sei abbassato tanto; io sono nulla e vorrei innalzarmi sempre più! Perdona la mia superbia!

È stato proprio l'orgoglio ferito che mi ha fatto trascorrere ore e giorni di profonda afflizione. Un rimprovero, una disapprovazione, una parola poco rispettosa, ha ferito il mio cuore e sono caduta nella tristezza. Avrei fatto meglio ad accettare in silenzio l'umiliazione. Avrei goduto il riposo del cuore e più che tutto avrei dato piacere a te.

La superbia mi fa stimare più virtuosa che io non sia e mi spinge a disprezzare gli altri; ímito il superbo Fariseo, che disprezzava il pubblicano peccatore.

O Gesù, hai detto che se non diverremo piccoli come bambini cioè umili, non entreremo nel regno dei Cieli. Per salvarmi dunque mi è necessaria l'umiltà. Quante cose ti ho chiesto nelle mie preghiere; però poco o niente ho pregato per ottenere l'umiltà. Intensificherò le tuie suppliche per avere la vera umiltà, l'umiltà del cuore.

FRECCIA: « CAPPELLA »

In tempo di tanto paganesimo non mancano le sante iniziative. La Cappella con Gesù Sacramentato nelle principali stazioni ferroviarie è una di queste iniziative.

Sono costretto ad intraprendere dei viaggi, più o meno lunghi. Il mio primo pensiero è dare il saluto a Gesù Sacramentato, che dimora nella stazione.

Scendo alla Centrale di Roma; migliaia di persone arrivano ed altre partono.

Nell'immensa tettoia - salone sono collocate tante segnalazioni, utili ai viaggiatori. Vi si scorge pure questa freccia: « Cappella ».

Una breve gradinata mi porta giù, al piano sotterraneo. Presso l'ingresso della Cappella c'è un - mendicante; dentro vedo un vecchietto e più in là una signora. O povero Gesù, dico dentro di me, sei lasciato solo! È già qualche cosa che due anime ti facciano compagnia. Ma quante volte ho trovato la Cappella deserta!

Gesù mio, coloro che popolano la stazione, non sono anime da te redente? Non ti appartengono tutte? Perché dunque non ti pensano e non vengono a salutarti, o perché arrivati o perché prossimi a partire? Il mondo pensa ad altro; ha gli affari, ha i divertimenti; non si preoccupa di te. Eppure tu sei nella stazione per loro!

Accetta, o Gesù, questa visita a nome di coloro che non te la fanno.

Benedici il mio arrivo; benedici le mie imprese; liberami dai pericoli dell'anima e del corpo. In questi giorni ti offro le mie povere opere buone per riparare i peccati che si fanno in questa grande città.

Ti offro pure i meriti di tanti Martiri e Santi, che morirono in questa città.

Invocata la Benedizione di Gesù, della Madonna e dei Santi Protettori, esco dalla Cappella, col proposito di ritornarvi prima di partire.

Gesù

L'amore mi ha spinto a restare vivo e vero sulla terra sotto le Sacre Specie Eucaristiche. Sto nei Tabernacoli per gli uomini ed essi non si curano di me.

Quanto gradisco una visita! Sono il Prigioniero d'amore ed il mio Cuore palpita fortemente quando vedo un'anima in adorazione davanti al mio Altare.

Le mie mani allora si aprono per elargire grazie e si sollevano per benedire.

Se tutti quelli che giungono in una città o ne partono, venissero a darmi il saluto, o nella Cappella della stazione o in qualche Chiesa, oh, come risentirebbero gli effetti di quella Visita Eucaristica! Ne avvantaggerebbero i loro affari, ma più ne avvantaggerebbe il loro spirito.

Con occhio di compiacenza miro quell'anima che volge il suo pensiero a me Sacramentato, allorché passa vicino a qualche Chiesa o la scorge da lontano.

Quante pene, o anime, rendono amara la vostra vita! Perché non venite a me? Io sono il Consolatore: Venite a me, o voi tutti, che siete affaticati e stanchi ed, io vi ristorerò!

Cercate conforto e sollievo presso le creature. Ma cosa possono esse darvi, se sono tanto misere?

Sono il Dio-Uomo dimorante tra gli uomini. Per mancanza di fede eucaristica da molti sono lasciato in abbandono; restano deserte o quasi le mie Chiese, mentre brulicano di spettatori gli stadi e le sale cinematografiche e sono popolate le vie.

Il mondo va male; è come un pauroso deserto. Le anime sono deboli e cadono nella colpa. L'unico rimedio sono io, Gesù, sorgente eterna di acqua viva, forza dei deboli, conforto dei tribolati, salute dei viventi, speranza di chi muore e pegno di vita eterna. Dal silenzio del Tabernacolo io parlo al mondo e chiamo tutti al mio Cuore amante...

Credo, Gesù mio, che tu sei realmente presente nel Santissimo Sacramento.

Darei la mia vita per testimoniare la verità eucaristica. Però la mia fede è languida.

Se io avessi più fede, in ogni pena correrei al tuo Tabernacolo per avere conforto. Invece cerco sollievo lontano da te. Gradisco le visite che mi fanno persone care e volentieri vado a visitare conoscenti ed amici. Solo con te, o Gesù, sono avara di visite. È il poco amore che nutro per te, che mi lascia in questa indifferenza spirituale.

Ogni giorno il mio pensiero vola di continuo a tante persone, vicine e lontane; raramente vola a te, chiuso nel Tabernacolo.

In avvenire, o Gesù, starò più vicino a te col pensiero e con la presenza. Tu, Sacramentato, sei il tesoro dei cuori ed il Paradiso in terra!

FERVORE EUCARISTICO

Un Missionario Salesiano andava per i villaggi della Malesia a visitare i Cristiani. Il suo arrivo era salutato con segni di festa.

Sarebbero dovuti passare due, tre ed anche cinque anni prima di ripetere la visita, perciò molti approfittavano per farsi istruire, o per regolare il matrimonio, o per accostarsi ai Sacramenti.

Nella foresta, distante parecchi chilometri dal villaggio ove era giunto il Missionario, dimorava un uomo paralizzato alle gambe. Da tempo aveva lasciato il paganesimo ed era divenuto un vero Cristiano.

Volendo ricevere la Santa Comunione, supplicò gli amici affinché lo trasportassero dov'era il Missionario. Ognuno si rifiutava, perché non essendoci mezzi di trasporto, sarebbe stato necessario prenderlo di peso sulle spalle.

L'amore è industrioso. Il paralitico voleva assolutamente ricevere Gesù e poiché nessuno lo aiutava; volle fare da sé. Si raccomandò a Dio ed alla Madonna e partì per il villaggio. Non potendo reggersi in piedi, cominciò a rotolare su se stesso. Partì la sera e giunse al villaggio l'indomani mattina. Era andato avanti rotolando per diversi chilometri, non curandosi delle spine e dei sassi.

Quando giunse ai piedi del Missionario era sanguinante.

Il fatto è stato narrato allo scrivente dallo stesso Missionario, il quale ha affermato: Io rimasi commosso alla vista di quell'uomo e con me anche gli altri. Dissi ai presenti: La vostra fede è grande, ma quella di quest'uomo è massima!

- Padre, disse il paralitico, ora che sono venuto qui, mi dài Gesù Sacramentato?

- Certamente! Questa Comunione ti è costata cara - e te la sei meritata. Gesù verrà nel tuo cuore con molta gioia! -

Gesù

Un convertito della Malesia che dà al mondo lezione di fede e di amore! È proprio questo che manca a molti: fede ed amore eucaristico.

Il mio amore onnipotente per voi tutti, mi tiene vivo e vero sulla terra sotto le Specie Eucaristiche.

Ma perché resto prigioniero nei Tabernacoli? Soltanto per essere visitato e supplícato? Non basta ciò al mio amore.

Ho istituito il grande Sacramento per darmi in cibo alle anime. Mi sono messo sotto le apparenze di pane e di vino per unirmi più intimamente a voi e per farvi comprendere che come il corpo ha bisogno del pane, così l'anima ha bisogno della Comunione.

Non tutti però si curano degli ardenti desideri di un Dio Eucaristico! Per taluni il ricevermi Sacramentato è affare indifferente, che trascurano senza rimorso. Per altri il ricevermi una volta l'anno costituisce un gran peso e vi si sobbarcano per necessità o per accontentare questa o quella persona. Certi infelici rifiutano di ricevermi come Viatico e preferiscono morire nel loro peccato.

Quante amarezze mi danno i cattivi! Ma anche tanti fedeli mi contristano con la loro tiepidezza eucaristica: o trascurano facilmente di comunicarsi, o si accostano a me con poca fede, ricavandone poco frutto.

Quali possono essere i miei desideri? Li manifesto, nella speranza che cuori generosi si muovano a soddisfarli.

1) Comunione frequente, con preparazione e con ringraziamento. Portare ad ogni Comunione il cuore sempre più ricco di buone opere e sempre più disposto al bene.

2) Fare apostolato, affinché i piccoli si accostino presto alla Prima Comunione. Bisogna svegliare la coscienza dei genitori, i quali, mentre sono avveduti nel resto, su questo punto sono ciechi. Ritardando la Comunione, permettono che nel cuore dei piccoli entri prima Satana, con le sue tristi conseguenze, e poi permettono che vi entri io, per essere forse... cacciato al più presto!

3) Si solennizzino le feste con la Comunione; e non solo quelle liturgiche, ma anche le feste personali e familiari: compleanni, anniversari, onomastici...

4) Ciò che molto mi sta a cuore è la S. Comunione del giovedì, in memoria dell'Istituzione Eucaristica.

Mi dà gloria il ricevermi Sacramentato al giovedì con queste intenzioni: ringraziarmi del dono dell'Eucaristia e riparare i sacrilegi eucaristici e le profanazioni che si fanno davanti ai miei Tabernacoli. Benedico le anime ferventi che sanno muovere altre ad appagare il mio desiderio.

5) La Santa Messa, rinnovazione incruenta del sacrificio della Croce, sia più apprezzata. Vi si assista, se è possibile, anche nei giorni feriali. Benedico coloro che nel gìorno festivo, potendo, assistono ad una seconda Messa, per coprire il vuoto di coloro che la trascurano; se non possono fare ciò nella festa, suppliscano durante la settimana.

Io sono Gesù Eucaristico; ardo d'amore e cerco amore e riparazione.

O Gesù Sacramentato, voglio soddisfare i tuoi desideri. Sarà mia premura comunicarmi spesso e sarà da me considerato quasi perduto quel giorno, in cui avrò tralasciato la S. Comunione per colpa mia. E' mia volontà cercare anime che al giovedì si comunichino per ringraziarti e ripararti e che siano disposte ad assistere nella festa ad una seconda Messa. Mattina e sera dirò questa preghiera: Eterno Padre, vi offro per le mani della Madonna tutte le Messe che sono state celebrate nel passato e che saranno celebrate nel corso dei secoli, specialmente le Messe di questo giorno.

GRATA A DIO

Nel lebbrosario di Acquaviva delle Fonti (Bari) si trova una donna assai sofferente.

Dopo meno di un anno di matrimonio fu colpita dalla lebbra. Fu costretta a lasciare lo sposo, i parenti e la casa per rinchiudersi nel luogo del dolore, da dove uscirà morta.

Da oltre venti anni è ammalata. Il microbo micidiale va consumando il suo corpo, che fa pena a guardarsi.

In conseguenza del male è divenuta perfettamente cieca e si avvia alla sordità; è sopraggiunta la paralisi deformante, alle membra, che suole provocare indicibili dolori.

Mosse a compassione, lodevoli persone vanno a visitarla, con le dovute precauzioni.

Un Sacerdote tempo fa andò a trovarla. A vederla così sofferente si commosse e pensò di dirle qualche parola dì conforto. -

- Signora, come sta?

- Oh, sono tanto, tanto felice! - Felice?

- Sì! L'anima mia è ripiena di gioia. E' stato Gesù a mandarmi questa croce, croce preziosa, perché purifica l'anima mia e serve a salvare altre anime.

- Perciò lei ringrazia Gesù di questa croce?

- Di questo dono devo essere grata a Dio. -

Il Sacerdote rimase edificato e quasi sbalordito alla risposta della signora Caterina Regis, ancora vivente...

Gesù

Sono poche le anime che sanno ammirare la mia sapienza e lodare la mia bontà, quando attuo su di loro i miei disegni per mezzo della sofferenza.

Io sono l'Artista Divino, che lavoro nelle anime per scolpirvi la mia immagine. Lo scultore ha bisogno di martelli grossi e piccoli, secondo i Casi; senza di essi non può dirozzare un blocco di marmo e renderlo un capolavoro.

La sofferenza è il martello principale di cui mi servo; per sofferenza intendo tutto ciò che contrasta i gusti della natura. Ora è il corpo che soffre, ora è l'anima che agonizza. I piccoli martelli sono le croci quotidiane, che rendono la vita più meritoria, perché fanno esercitare le virtù, specialmente la carità, l'umiltà e la pazienza.

Più un'anima mi è cara e più pesanti sono i martelli. Nel mio lavorìo divino guardo la vita presente, ma di più guardo la vita futura: il Purgatorio da fare evitare, scontando sulla terra, il Paradiso più glorioso, con la corona di gloria ingemmata di preziosissime perle, l'Inferno da fare evitare a tanti, peccatori, in virtù del bene che compiono i cuori amanti.

Le anime sapienti apprezzano la mia condotta e sentono il dovere di ringraziare la mia bontà.

Le anime piccine, preoccupate più dell'ora presente chea dell'eternità, si lamentano, borbottando e non di raro si ribellano al lavorìo che compio. Non mi comprendono e pensano che io non sappia trattarle o che le abbia abbandonate al destino.

Io sono il Celeste Giardiniere, che ho cura delle mie piante e so a suo tempo potarle, affinché producano più frutto.

Non sto ozioso nelle anime. Beati coloro che mi danno libertà di agire!

Ho da chiederti perdono, o Signore, della mia condotta passata. Non ho saputo apprezzare il lavorio paziente ed amoroso, che hai voluto compiere in me iri tanti anni di vita.

Quando mi hai mandato qualche, grave afflizione, ho pensato che tu mi amassi poco e mi avessi quasi abbandonata, mentre tu hai inteso purificarmi e distaccarmi dalle cose del mondo.

I martelli provvidenziali, di cui ti sei servito per scolpire in me la tua immagine, non li ho sopportati, anzi mi sono irritata al loro tocco.

Voglio essere generosa. Se la pianticella dell'anima mia ha bisogno di potatura o di grossi tagli, ti dò, Gesù mio, libertà di agire. Non più lamentele e ribellioni, ma tutto voglio accettare dalle tue mani amorose e delicate.

Anch'io, quando avrò da stare in croce, vorrò dire: Sono tanto felice... perché sono, o Gesù, nelle mani divine!

TRISTE STORIA

Una signorina viveva cristianamente; era l'esempio del paese. Le mamme l'additavano alle figliuole.

Disgrazia volle che, commettesse un fallo. Non seppe mortificare il cuore e poco per volta cadde nel disonore.

Quando il fatto divenne di pubblica ragione, la signorina fu cacciata da casa.

- Hai disonorata la famiglia; vattene via e non lasciarti più vedere! - La giovane, demoralizzata, pensò di rivolgersi a Dio e si presentò al Parroco per essere confortata e sorretta in quell'ora terribile.

Il Parroco, non ponderando bene le cose, non trattò con delicatezza la signorina e le rinfacciò il male fatto: E non ti vergogni di presentarti a me dopo quanto è successo? -

La giovane, che sperava trovare nel Ministro di Dio il Ministro della divina misericordia, cadde nella disperazione: i genitori mi hanno cacciata; Dio mi respinge. Cosa mi resta a fare? Togliermi la vita!

II demonio intensificò l'opera sua, facendo comprendere alla peccatrice che per essa non c'era più misericordia.

La signorina andò in altro paese ed aspettò il buio della sera per suicidarsi, gettandosi nel fiume.

Affinché si perdesse ogni traccia, dapprima buttò nelle acque la borsetta, contenente le carte personali e un po' di denaro; poi spiccò il salto per annegarsi. Come se una mano misteriosa la trattenesse, non riuscì a gettarsi; tentò la seconda e la terza volta e non riuscì ancora.

Indispettita, si allontanò dal fiume, dicendo: Ritornerò domani sera. Assolutamente devo troncare la vita! -

Non sapendo dove passare la notte, per sfuggire agli sguardi altrui, si sedette presso il muro del vicino cimitero.

Fatto giorno, per trascorrere le lunghe ore che a separavano dalla sera, gironzolò per il paese, sfamandosi con un pezzo di pane, che un ragazzetto aveva gettato. Passando per una Chiesa, sentì l'ispirazione di entrarvi, ma più per riposare che per pregare.

In quel momento predicava un Sacerdote, mio amico, il quale, mentre io scrivo, mi narra il fatto. Ecco le sue parole: Trattavo l'argomento della divina misericordia, mostrando alle anime la bontà di Gesù verso i peccatori. Quando, finita la predica, giunsi in sacrestia, venne il Parroco a dirmi: C'è in fondo alla Chiesa una signorina; dallo sguardo e dal parlare concitato pare una disperata. Ha chiesto di parlarle. Ho risposto che lei è stanco e non può riceverla. Essa insiste ancora.

- Le dica che venga; l'ascolterò volentieri: -

La giovane faceva pena a guardarsi. Mi disse commossa: Ho ascoltato la sua predica. Dunque per me c'è ancora misericordia?... Gesù perdonerà i miei peccati?... - e mi narrò in breve la triste storia.

Potei risollevarla nel suo morale; quella sera non tentò di gettarsi nel fiume; ritornò tra le braccia di Gesù con la Confessione; la Santa Comunione le fu di balsamo. Con l'aiuto di Dio potè riabilitarsi davanti alla società.

Quel giorno ib ebbi tanta gioia, pensando al frutto della mia modesta predica.

Gesù

Sono misericordioso, anzi sono la misericordia in persona. Qualunque peccato, qualunque ne sia il numero e la gravità, si perde nell'oceano della mia misericordia. Finché dura il tempo, cioè la vita terrena, io sono Gesù misericordioso. Quando comincia l'eternità, appena avviene la morte, io sono Gesù d'infinita giustizia. Ho un'eternità per la mia giustizia; ho solo il tempo per la misericordia; poiché sono tanto buono, con tutti coloro che militano sulla terra, voglio usare continua misericordia.

E non sono io quel Gesù, che perdonò la Samaritana, la donna adultera, Zaccheo, Maria Maddalena, il ladrone morente sulla croce, l'Apostolo Pietro spergiuro per tre volte? E non sono quel Gesù, che ogni giorno perdono per mezzo del mio Ministro al confessionale, bestemmie, delitti, scandali ed ogni iniquità?

Se i peccatori riflettessero sulla mia misericordia, come correrebbero a me senza alcun indugio!

Sono buono, ma di una bontà infinitamente delicata. Ecco un esempio: Un'anima desidera una grazia particolare e me la chiede con insistenza. Sono più desideroso io di darla che essa di riceverla; tuttavia non gliela do, perché prevedo che poi non corrisponderà ed allora avrei il dispiacere di chiederle conto.

Due peccati trafiggono specialmente il mio Cuore: il primo è la sfiducia in me; il secondo è l'abuso della mia misericordia.

Non fidarsi di me Redentore, che do la vita per la salvezza del mondo, è un oltraggio al mio amore. Abusare della mia misericordia, peccando e ripeccando, senza la volontà risoluta di lasciare il male, è un insulto alla mia bontà.

Desidero che la mia misericordia sia ringraziata e riparata.

Avere un Dio disposto a perdonare tutto, purché si ricorra a lui prima di essere giudicati, e non volerne approfittare in tempo, è la maggiore delle stoltezze.

Fatevi amico il giudice mentre siete lungo la via, affinché egli non abbia a consegnarvi alle guardie per rinchiudervi nella prigione, ove sarà pianto e stridore di denti.

Tu, o Gesù, sei misericordia e me l'hai dimostrato le cento volte durante la vita. A quest'ora dovrei essere tra i dannati nell'Inferno, se la tua giustizia avesse troncata la mia esistenza in quel periodo, in cui vivevo nel peccato. Invece mi hai sopportata ed anzi ricolmata di grazie.

È giusto rendere onore al tuo Cuore misericordioso, ringraziandoti con un corso di Sante Comunioni.

Mi comunicherò parecchie e parecchie volte con l'intenzione di ringraziarti della misericordia usata a me ed a tante altre anime ingrate, che non ti ringraziano. Anch'io ho abusato della tua misericordia ed ho tanto oltraggiata la tua bontà.

Ti chiedo perdono, o Signore, a nome mio e di tutti coloro che continuano ad abusare del tuo buon Cuore!

MA... DIO NON MUORE!

Nella Repubblica dell'Equatore viveva un ottimo cattolico. Era Garcia Moreno. Questi era avvocato, ingegnere e grande statista; il popolo lo elesse Presidente della Repubblica.

Quantunque occupasse un posto così eminente, non tralasciava le sue pratiche devote giornaliere, dando così a tutti il buon esempio.

Ogni mattina, di buon ora, ascoltava la Messa, anzi si prestava a servirla, e si accostava anche alla Comunione. Era il promotore e l'animatore delle manifestazioni religiose. Molto devoto del Sacro Cuore, consacrò la Repubblica al Cuore di Gesù.

Un giorno il Parroco della Cattedrale di Quito disse al popolo che si cercava un operaio, disposto a portare una pesante Croce all'ingresso della città, ove bisognava collocarla. Garcia Moreno disse al Parroco: Porterò io la Croce sulle mie spalle. Quest'onore è riservato a me, quale Presidente della Repubblica. -

Quanto bene operò finché fu al governo della nazione!

I cattivi non potevano sopportarlo; i massoni decisero di ucciderlo, pensando: Morto questo Presidente, sarà abbattuta la Religione Cattolica nell'Equatore. Infatti, il 6 Agosto 1875, mentre si recava al Palazzo del Governo, fu assalito dai settari e colpito a morte.

Il Moreno prima di spirare esclamò: Io muoio, ma... Dio non muore!

Gesù

Al mio valoroso soldato, che muore per la mia causa, a Garcia Moreno, è dovuto il premio, il Paradiso; ai suoi uccisori, miei nemici, è dovuto il castigo, l'Inferno.

Io sono Gesù di misericordia. Ma appena si sta per entrare nella vita eterna, appena l'anima spira, io sono Gesù di giustizia, il Re della tremenda maestà, il Giudice supremo. Do a ciascuno secondo le sue opere.

Ogni carne viene a me per essere giudicata; a me si presenteranno coloro che oggi mi bestemmiano, che mi combattono, che calpestano la mia legge. Davanti al mio trono di inesorabile giustizia non ci sono re e principi, padroni e servi; ma tutti tremanti hanno da guardare un Dio fatto uomo, che è folgorante di luce nella sua gloria eterna.

Come il padrone, secondo la parabola del mio Vangelo, chiama a raccolta i suoi -servitori per fare i conti e se ne trova qualcuno infedele lo caccia in prigione senza pietà, così io, giusto Giudice, chiamo alla resa dei conti ogni anima, appena si separa dal corpo, e giudicherò tutta l'umana generazione riunita nell'ultimo giorno del mondo.

Quello sarà il mio giorno, il giorno di un Dio amato o disprezzato; sarà giorno di dolore e di miseria, giorno grande ed amaro assai.

Di tutto l'anima dovrà dar conto, anche di una parola oziosa. Beati coloro ai quali sono state rimesse le iniquità ed i cui peccati sono stati coperti dal manto della mía miserícordia. Durante la vita mortale sono stati vigilanti; hanno combattuto; se hanno ricevuta qualche ferita, hanno fatto subito ricorso a rne, padre di misericordia, e così al passaggio per l'eternità possono essere annoverati tra i servi fedeli. Ad ognuno di costoro dico: Vieni, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti costituirò padrone sul molto. Entra nel gaudio del tuo Signore. -

Ma guai al fattore infedele, che ha sperperato i miei beni! Guai al servo pigro che non ha fatto fruttare il talento che gli avevo consegnato mettendolo nel mondo! Guai a coloro che hanno avuto vergogna di me davanti al mondo! Allora io mi vergognerò di essi davanti al Padre mio ed ai miei Angeli.

A questi operatori d'iniquità, per i quali sono morto in Croce, ho da dare la terribile sentenza: Via da me, maledetti! Andate nel fuoco eterno, preparato a Satana ed ai suoi seguaci.

Giusto sei, o Signore, e retto è il tuo giudizio!

Poiché tu sarai il mio Giudice al mio ingresso nell'eternità, mentre sono ancora per via su questa terra, voglio renderti mio amico. Gli amici si aiutano, perché si amano. Se durante la vita ho te per amico, che timore potrò avere pensandoti Giudice? Le mie iniquità sono state perdonate ed i miei peccati sono stati distrutti col tuo Divin Sangue.

Non mi resta che essere vigilante, per conservare inalterata la preziosa amicizia, preferendo la morte al peccato.

Poiché è detto: Ricòrdati dei peccati che ti sono stati perdonati! - voglio tenere presenti alla mia mente le mie colpe, non per preoccuparmi, ma per umiliarmi e per avere una spinta maggiore ad amarti.

Ogni giorno, almeno prima di prendere riposo, voglio dire: Gesù mio, metto nelle fiamme del tuo Cuore misericordioso tutti i miei peccati! Distruggili completamente, affinché quando avrò da presentarmi a te per il giudizio finale, tu non abbia a trovare in me ombra di colpa! -

O Gesù, al giudizio sii il mio Salvatore e non il mio Giudice!

VISIONE PROFETICA

Ezechiele è uno dei Profeti più famosi del popolo ebreo. Visse sei secoli prima che nascesse Gesù Cristo.

Verso i trenta anni cominciò il suo ministero profetico e per circa ventidue anni ascoltò direttamente la voce di Dio, che poi trasmise agli Ebrei. Le sue visioni profetiche sono meravigliose; eccone una:

La mano del Signore venne sopra di me e mi condusse in ispirito in mezzo ad un campo pieno di ossa. Mi fece camminare tra le ossa, che erano sovrabbondanti e molto secche.

Il Signore mi disse: O uomo, credi tu che queste ossa diverranno vive? - Voi lo sapete, o Signore Iddio! - Profetizzerai intorno a queste ossa e dirai: Ossa secche, ascoltate la parola del Signore! Io manderò a voi lo spirito e vivrete! Vi darò i nervi, vi farò crescere la carne, stenderò su voi la pelle, vi darò l'anima e ritornerete in vita. Cosa saprete che io sono il Signore. - Parlai a nome di Dio, come mi era stato comandato; ed ecco farsi un grande movimento: le ossa si accostarono alle ossa e ciascuno andava alla propria giuntura. E mi accorsi che sopra le ossa erano andati i nervi, la carne e la pelle, però non c'era l'anima.

Il Signore mi disse: Parlerai nel mio nome allo spirito e dirai: Il Signore Iddio dice questo: Vieni, o spirito, dai quattro venti, e va sopra questi morti affinché risorgano! -

Feci come m'era stato ordinato; entrò l'anima in quei corpi ed ebbero vita; infatti si rizzarono in piedi e si formò una grandissima moltitudine. (Ezechiele XXXVII, 1...)

Gesù

Al mio Profeta feci vedere innanzi tempo quanto avverrà alla fine del mondo, prima della mia comparsa gloriosa sulle nubi del cielo.

Al suono delle angeliche trombe i morti risorgeranno; i corpi umani si ricomporranno e si riuniranno all'anima. Il corpo seguirà la sorte dell'anima.

Io sono la risurrezione e la vita!

Mi umiliai a morire sulla Croce; il mio corpo era tutto piagato e senza sangue. Tre giorni stetti seppellito; ma poi il mio corpo si riunì all'anima ed uscii dal sepolcro nello stato glorioso.

Io sono la primizia della risurrezione! Durante la mia vita pubblica avevo fatto risorgere dei morti, ma non nello stato glorioso. L'onore della primizia era riservato a me, Dio, Verbo Incarnato.

Tuttavia, anche voi un giorno risorgerete, alla fine del mondo; i vostri corpi, dopo l'umiliazione del sepolcro, ritorneranno alla vita, per andare assieme all'anima all'eternità felice o infelice.

Il vostro corpo, strumento dell'anima, è ben giusto che vada a godere il frutto del bene operato in vita. Quelle membra, che sono state sotto il dominio della volontà per custodire la mia legge e vivere nella purezza, quelle mani che hanno beneficato il prossimo; quei piedi che si sono mossi per ubbidire alla mia volontà; quelle labbra e quella lingua che hanno cantato le mie lodi e mi hanno supplicato, quel cuore desideroso di piacermi, quegli occhi che mi hanno mirato sotto i Veli Eucaristici e quelle orecchie che hanno ascoltato la mia parola per metterla in pratica... tutto il corpo umano sarà ripagato eternamente nella gloria del Cielo, gustando delizie, al cui confronto sono un nulla tutti i piaceri dei sensi.

Ma se l'anima è dannata, al corpo sono riservati i più terribili tormenti e per sempre!

Quanta compassione fanno coloro che rivolgono tutte le cure al corpo e poco o niente si curano dell'anima! Preferiscono il secondario al principale e non pensano che trascurando l'anima rovinano anche il corpo. -

Oggi nel mondo il corpo è idolatrato. Tutto è lecito, pur di procurare una soddisfazione ai sensi.

Quale sarà il destino eterno di quel corpo profumato, le cui membra sono strumento di peccato? Cosa ne sarà di quegli occhi impuri, di quelle mani profanate, di quel cuore arso da amori illeciti?

I miei Santi sono stati sapienti; in vista della gloria eterna riservata al corpo, hanno saputo tenerlo a freno con la temperanza, con la mortificazione ed anche con le battiture.

Infelici e stolti i gaudenti del mondo, perché non vogliono pensare alla dissoluzione del corpo nella tomba e non vogliono credere alla risurrezione universale! Hanno orrore di questa grande verità predicata da me, verità eterna, e preferiscono non crederla. Ma verrà anche per loro il giorno del giudizio; apriranno con ritardo gli occhi, quando non potranno più rimediare.

Pensando, o Gesù, al mio corpo, sento confusione e vergogna.

Avrei dovuto trattarlo sempre con il massimo rispetto, come tempio dello Spirito Santo e come immagine della tua Sacrosanta Umanità, ed invece l'ho profanato.

Era mio dovere tenerlo a freno nelle sue male voglie ed io, dimenticando il suo destino eterno, ho voluto rendermi simile ai giumenti senza intelletto.

Come potrei pretendere che questo mio corpo abbia a risorgere un giorno gloriosamente ed abbia ad entrare in Paradiso?... Ma la tua misericordia mi dà piena fiducia. Il corpo della Maddalena, strumento di peccato, fu ammesso a baciare i tuoi piedi, a bagnarli con le sue lacrime e ad asciugarli con i suoi capelli; tu, o Gesù, non avesti orrore di quel contatto, anzi fosti lieto di quell'atto di fiducia e di amore e perdonasti tutto alla peccatrice di Magdala.

Se ho imitato la Maddalena nella colpa, voglio imitarla nella penitenza e nell'amore.

Nel resto della vita rispetterò il mio corpo, lo terrò sempre soggetto alla retta ragione, farò uso della mortificazione cristiana per custodire gelosamente i miei sensi. Devo riparare il passato e devo rendermi degna della risurrezione gloriosa.

CONCLUSIONE

A chiusura dello scritto riporto qualche brano della vita di Santa Geltrude, preso dal libro « l'Araldo del Divino Amore ».

Il primo periodo della vita della Santa non fu macchiato da gravi colpe, ma fu offuscato dalla tiepidezza; nei primi anni della giovinezza infatti si occupò più delle cose del mondo che del suo profitto spirituale. Per cose del mondo s'intende l'ardente desiderio cfie aveva di acquistare la scienza, per cui lo studio era il suo maggiore godimento. Quando Gesù le fece aprire gli occhi alla vera luce, Geltrude pianse.

Io ti saluto, o mio Salvatore, luce dell'aníma mia! Tutto ciò che i cieli racchiudono nelle loro sfere, la terra nel suo globo, l'abisso dei mari nelle loro profondità, ti ringrazino dello straordinario favore di avermi fatto conoscere e considerare i segreti del mio cuore...

Prima che tu mi dessi la vera luce, mi curavo poco del mio interno, poco più delle calzature dei miei piedi.

In questa nuova luce potei ricercare con cura nel mio cuore e scorgere nella mia anima più di una macchia. Vidi nel mio interno tanto disordine, da rendere impossibile la tua dimora in me. Però la mia indegnità non ti ha allontanato da me, o Gesù mio amatissimo!

Con tale dolce accondiscendenza tu hai voluto impegnare la mia anima a fare nuovi sforzi, per unirmi più familiarmente a te, per contemplarti con occhio più limpido e per gioire con pienezza del tuo amore.

Quando considero cosa era la mia vita in passato, devo proclamare con sincerità che il beneficio della tua luce fu un dono gratuito ed immeritato.

Da quel benedetto istante, in cui tu, o Gesù, mi hai aperti gli occhi, ho avuto una conoscenza così luminosa di te stesso, da essere più commossa per la dolce tenerezza della tua familiarità che per il timore dei tuoi castighi.

Un giorno mi dicesti, o Signore: Se tu per riconoscenza facessi risalire sino a me, come l'acqua di un fiume che precipita verso il mare, le grazie di cui ti ho ricolmata, se ti sforzassi di crescere in virtù, come un albero vigoroso si adorna di ricca verzura, se libera di tutti i legami terrestri, spiccassi il volo come la colomba verso le regioni celesti per dimorarvi con me, lungi dalle passioni e dal rumore del mondo, allora tu mi prepareresti nel tuo cuore un incantevole soggiorno. - Il mio spirito restò tutto il giorno occupato da queste tue sante parole.

O Gesù, chi mi darà di far scorrere sull'anima mia un vasto oceano, le cui acque, mutate in sangue, purifichino questo mio cuore vile e miserabile?

Chi mi darà di strapparmi il cuore dal petto e, fattolo a brani, gettarlo su carboni ardenti, affinché purificato col fuoco da ogni scoria potesse essere se non degno di te, almeno un pò meno indegno? Da che ho deciso di darmi a te generosamente, tu, o Gesù, ti sei mostrato a me ora col volto benevolo ed ora con espressione severa, secondo che sono stata più o meno vigilante nel combattere i miei difetti.

Quando ho commessa qualche infedeltà, nella tua infinita bontà, ti sei mostrato più afflitto che irritato.

Prima di darmi a te, o mio Signore, ti procurai un grande dispiacere con una conversazione mondana. Mi meraviglio io stessa come abbia potuto giungere a tale punto di demenza. Con tutto ciò tu mi amavi. Forse volevi farmi esperimentare le parole di S. Bernardo: Quando fuggiamo, tu c'insegui; se ti mostriamo ilo dorso tu ci presentimi volto; se supplichi, ti disprezziamo. Ma né cattiveria, né disprezzo, possono allontanarti da noi. Instancabile e buono t'industri di guidarci sempre verso quella gioia che l'occhio umano non ha vista; né l'orecchio intesa e cuore umano non conosce

Per i dono che mi hai fatto, sia lode a te, o Gesù, e ringraziamento perenne!

Possa io d'ora innanzi essere sempre presente a te, come tu lo sei a me.

Se per necessità dovrò occuparmi di cose esteriori, possa io prestarmi per il loro compimento, ma interiormente unita a te, così che, quando le avrò adempite con cura, possa ritornare subito a godere di te, nell'intimo del mio cuore!

Chi sei Gesù? La mia felicità nel tempo e nell'eternità!